Oggi nel 50esimo anniversario del giorno della valanga, Peppino “o stuort”, portavoce del gruppo umano del centro storico di Napulegna apre i festeggiamenti dell’agglomerato urbano partenopeo ricordando quel giorno fatidico:
“Cari amici come ogni anno ci ritroviamo qui in riva al mare, per ricordarci di come siamo stati capaci di toccare il fondo per poi risalire. Sembra passato un solo giorno, da quando quel vecchio e bisbetico sistema capitalista ci crollò sulle spalle e con esso si trascinò via sogni e speranze che ora riterremmo obsoleti. Non possiamo permettere alla nostra memoria di dimenticare come il crollo del sistema finanziario su scala planetaria, la chiusura delle banche, il disgregamento delle istituzioni ci abbiano portato a combattere gli uni contro gli altri, fratello contro fratello, essere umano contro essere umano, insomma come avevamo sempre fatto fino a quel momento! Non possiamo però dimenticare altrimenti la nostra risalita sulla scala evolutiva. Io non lo so comm’ è succiess stu fatt’, ma all’improvviso, per le strade, si sentiva parlare solo di come eravamo stanchi di combattere per niente. Nessuno sa dire bene come, ma ci si è resi conto che era solo uno spreco di energie continuare a combattersi come bestie e si è iniziato a comprendere che chi ha coniato la frase l’unione fa la forza… nun era nu strunz!
Ora, dopo tanti anni, ci viene quasi da ridere a pensare ka primm a gent s’accattav a robba cu nu piezz e cart’chiammat “denaro”; sorridiamo divertiti al ricordare come l’essere umano riempiva le sue giornate affannandosi a lavorare per un mondo che non gli piaceva, per un lavoro monotono e inutile, per mandare avanti la sua famiglia quando poi l’unico momento in cui se la poteva godere era quann’era stanc’ viecchi e scucciat’ ra vit! Ci divertiamo a ricordare di come eravamo capaci solo di lamentarci per quello che non avevamo o di quello che non potevamo avere, quando l’unica cosa che ci mancava davvero era alla nostra portata. Ora che siamo stati capaci di iniziare la costruzione di un mondo che ci sembra migliore, ora che abbiamo compreso quanto sia importante dare spazio alla diversità, alla serenità, alla felicità piuttosto che al potere, al successo, al prestigio; ora che siamo sulla direzione di coordinarci in piccoli gruppi e metterci in relazione con gli altri, piuttosto che ragionare per massimi sistemi; ora che siamo coscienti che la cultura, l’istruzione e l’arte sono i mezzi fondanti con i quali si può dare forza alle nuove generazioni; ora che abbiamo compreso che le cose sono solo cose e che siamo in grado di aiutarci l’un l’altro, tramite forme di scambio e di competenze… E’ proprio adesso, con questo bagaglio di comprensioni, che non possiamo dimenticare e che dobbiamo trasformare quel divertimento in un monito propositivo per non tornare a commettere gli errori del passato. La chiamammo “Valanga”, perché ci trascinò giù come se fossimo pupazzi di neve lungo il suo passaggio. Ma non ci fece poi così male, ed è per questo che ci piace ricordarla: perché riconosciamo in lei la matrice del cambiamento, che anima ognuno di noi, non più pupazzi lungo il suo passaggio, ma cristalli bianchi che la formano”
I corrispondenti ed amici Mario “Bat-màn” e Manu “a Panzarott”, Napulegna, nuovo fronte umano partenopeo, 19 febbraio 2062



