Il Minollo, questo sconosciuto. Era il 1977 quando Massimo Troise si fingeva un Minollo per evitare il diluvio universale in un famoso sketch della Smorfia. A ben pensarci da allora ad oggi di Minolli ne abbiamo conosciuti tanti: uomini al potere che si sono finti grandi demagoghi per arruffianarsi i voti della gente, istituzioni e fenomeni sociali nati in nome di valori solidali che sono finiti periodicamente nelle pagine dedicate agli scandali sui giornali. Ci hanno fanno credere al denaro, alla televisione, alla competizione sfrenata e all’impossibilità di sognare e così quello che doveva essere un animale inventato è finito per entrare a pieno titolo nel bestiario quotidiano dei nostri tempi.
Noi, di Minolli, ne abbiamo abbastanza. Noi apparteniamo a quella frangia di persone che hanno il coraggio di credere in qualcosa di diverso, che vedono oltre le fessarie che ci passano sotto banco un giorno sì e l’altro pure. Noi vogliamo dire alla gente di non farsi più fregare, di aprire gli occhi e mettersi a creare la realtà che si vuole. È per questo che nasce questo giornale, per dare voce a tutti quei gruppi che in nome dell’Umanesimo e della Nonviolenza si mettono ogni giorno in gioco per smascherare i Minolli di ieri e di oggi (ma anche i Rostocchi, i Sarchiaponi, i Topogigi mutanti, i Cocorito del Sub-Artico occidentale e i puffi alti tre mele o poco più).
Mentre scriviamo questo editoriale la Convergenza delle Culture ed il Partito Umanista Internazionale sono al primo posto qui, a Napoli, per diffondere ed esercitare questa proposta di cambiamento.
E tu – sì, prorio tu, con questo giornale tra le mani e la faccia un po’ svampita – ti senti un po’ Minollo o vuoi zompare dalla nostra parte?
[la redazione de Il Minollo]